Alla fine del 1600 operava in Sardegna Domenico Spotorno contemporaneamente con un grande spirito di rinnovamento culturale che pervade tutta la Sardegna sulla scia di quello "acuto segnale urbano che nel Seicento invade l'Europa delle capitali".
"Gli ultimi decenni del Seicento e tutto il Settecento si caratterizzano per la fervente attività edificatoria tesa a ristrutturare e aggiornare, in senso "moderno", numerosi edifici di culto presenti nell'isola. Per alcune chiese, solitamente cattedrali, si tratta di una vera e propria opera di rifondazione che, cancellando le precedenti strutture romaniche e gotiche, acquistando forme importate da un classicismo tardo manierista, ritardatarie rispetto a quelle in altri ambiti culturali nei quali, da decenni, si andava imponendo il verbo barocco ma, comunque, innovative in ambito sardo."(citazioni da "itinerari di Sardegna" e "Architettura dal tardo 600 al classicismo purista").
Con questo spirito all'architetto Sportono vengono affidati i lavori più importanti del momento: la cattedrale di Cagliari su incarico di Monsignor Pietro Vico arcivescovo di Cagliari, la Basilica di Ales per conto del vescovo Didaco Cugia nel 1686. Altri interventi minori di questo architetto li troviamo ad Iglesias ed ancora a Cagliari nella chiesa di S. Francesco.
Sempre su incarico di Monsignor Vico, che diffondeva quella tendenza al rinnovamento inaugurato a Cagliari e sulla cui giurisdizione ecclesiale ricadeva allora la nostra parrocchia, lo Sportono viene incaricato di un altro importante intervento sulla nostra parrocchia di S. Barbara.
Di questo periodo (1670) e di un architetto esperto è dunque il rimaneggiamento che definisce in via ultimativa l'attuale conformazione strutturale e stilistica della chiesa di Santa Barbara di Villacidro, "in sintonia cronologica" dunque con la riforma del duomo di Cagliari. "Qui le innovazioni riguardano probabilmente il corpo di fabbrica principale, cioè le tre navate, mentre è stata rispettata la precedente "cappilla mayor" che conserva la sua bella volta stellare gotico-catalana. Nei rimaneggiamenti risulta particolarmente rispondente al sicuro modello cagliaritano la disposizione dello spazio, distribuito su tre distinte superfici, dove le parti laterali, campata dopo campata, presentano cupolette paragonabili, sebbene senza lucerne, a quelle de duomo di Cagliari o, per meglio dire, una struttura ritmica di volte a vela che non doveva essere, anche questa, una pratica corrente tra maestranze sarde."
Le opere sono eseguite in un lungo periodo dando nuova luce a tutto l'edificio: Nel 1672 Mastro Antonio Cocco porta in avanti la facciata della chiesa in linea col novo campanile col conseguente allungamento della navata centrale e la costruzione di una nuova cappella al lato opposto del campanile. Le cappelle sono collegate tra loro sfondando le pareti divisorie. Nel 1682 è la volta del Mastro Giuseppe Passiu nel rifacimento della copertura della navata centrale che viene sollevata per far posto a una nuova luce con le finestrelle laterali e frontali. Nel 1695 Mastro Baquis Pirella rifà tutte le coperture delle cappelle che vengono dotate di lucide cupolone.
Nel 1722 si pone mano ancora la campanile dove viene realizzato il battistero.
Dopo neanche mezzo secolo (1742) altri cambiamenti sono in vista all'interno degli edifici sacri della Sardegna; sono interventi "tesi a barocchizzare l'ambiente interno delle chiese", e particolarmente attive sono le famiglie dei marmorai provenienti dalla Val d'Intelvi; Le figure dominanti di questo gruppo di artisti appaiono quelle di Giovanni Battista e Domenico Spazzi.
Anche per la parrocchia di Santa Barbara a Villacidro non si è da meno e ancora una volta artisti di elevato livello come gli Spazzi sono chiamati per radicali trasformazioni. Ad essi si deve quel piccolo ma raffinato capolavoro che è l'altare maggiore. Di eccezionale valore il paliotto dove un morbido e finissimo bassorilievo in marmo lo adorna magistralmente.
Anche il campanile è oggetto di trasformazioni e nel 1756 il "paveillon" ossia padiglione a piramide viene sostituito con il "cupolino" dalle tegole verniciate ed il sottostante battistero viene dotato di una fonte battesimale in marmo. Con queste due opere e con un parallelismo stilistico con la cattedrale di Cagliari Villacidro entra, dunque, nella storia dell'architettura moderna in Sardegna.
Nel 1767 Monsignor Pilo Vescovo di Ales ottiene il passaggio della prebenda canonicale di Villacidro alla sua Diocesi in cambio di Villamar per farne la sua sana residenza.
Villacidro diventa oggetto di grandi interventi ecclesiali con la ristrutturazione del Palazzo Brondo trasformato in casa Episcopale e anche S. Barbara è oggetto di una nuova e grandiosa trasformazione confacente alle nuove funzioni a cui viene chiamata con la presenza del Vescovo.
All'uopo si chiama l'Abate Carlo Maino di Lugano, appartenente al soppresso Ordine Gesuitico. Egli è presente anche a Cagliari nel Seminario Tridentino, a Quartu, Sanluri e Serramanna. La navata centrale della chiesa viene interamente scoperchiata alla copertura in legno si sostituisce una volta a botte con arcate a tutto sesto ed un elegante cornicione perimetrale. Una luminosità nouva pervade quella che sarà la cattedrale "non indegna della residenza estiva di Monsignor Pilo".
Altri arredi saranno realizzati negli anni, dalle cappelle al battistero e così via; ma di particolare e sicuro pregio sono la paratora e gli stalli del coro in legno finemente intagliati da Pasquale Cara. Di valore è anche la bussola lignea dell'ingresso con sovrastante cantoria realizzata da Mastro Gemiliano Paxi nel 1769. Dopo Monsignor Pilo anche gli altri Vescovi adottano l'episcopio di Villacidro come dimora; egli muore a Villacidro ma dopo una sepoltura provvisoria in questa parrocchiale la sua salma verrà traslata ad Ales.
Altri due Vescovi di Ales dopo di lui muoiono a Villacidro e sepolti in questo Tempio dove ancora riposano. Si tratta di Monsignor Michele Antonio Aymerich (1788-1806) e Monsignor Giuseppe Stanislao Paradiso (1819-1822). Le tombe sono entrambe ai piedi dell'Altare Maggiore. |